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Rivoluzione digitale nei musei: la trasformazione prima, dopo e durante il lockdown. L’esperienza del Museo Egizio di Torino.

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Rivoluzione digitale nei musei: la trasformazione prima, dopo e durante il lockdown. L’esperienza del Museo Egizio di Torino.

Se il lockdown e le restrizioni imposte per il contrasto alla pandemia hanno inferto un duro colpo al settore museale, questa sfida è stata l’occasione per i musei di sviluppare strategie digitali all’avanguardia: per sopravvivere e – in prospettiva- crescere. Ma molte realtà del settore museale avevano iniziato il proprio percorso nella digital transformation già prima dell’emergenza. Un approccio lungimirante, questo, che si è rivelato asset strategico. Approfondiamo il tema con Paola Matossi L’Orsa, Direttrice Comunicazione e Marketing del Museo Egizio di Torino.

La pandemia ha ridisegnato le nostre abitudini accelerando processi spesso già in atto, come la spinta alla digitalizzazione dei musei. Durante il 2020 e il 2021, le istituzioni culturali italiane e internazionali hanno ampiamente utilizzato i social network, le piattaforme digitali e i siti web come unici strumenti disponibili per permettere la fruizione di contenuti, mostre, e tour virtuali. Una soluzione alternativa, che ha avuto un impatto fortissimo sul modo di concepire il rapporto tra cultura e tecnologia. 

Secondo le indagini condotte dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali della School of Management del Politecnico di Milano, durante la pandemia da coronavirus, l’80% dei musei ha offerto almeno un contenuto digitale, il 48% ha proposto laboratori e attività didattiche online soprattutto per le scuole, il 45% ha offerto tour e visite guidate online, il 13% ha offerto i podcast.

Complessivamente, da un sondaggio NEMO (Network of European Museum Organisations) è emerso che oltre il 60% dei musei ha aumentato la propria presenza on-line, registrando un incremento delle visite del 40%.

L’improvvisa chiusura dei musei e il loro approdo massivo sul web, ha palesato la necessità di personale specializzato per gestire questi strumenti. Esigenza che ha portato le istituzioni museali ad avviare importanti percorsi di formazione per i propri dipendenti. 

Come ha fatto il Museo Egizio di Torino, che ha formato i propri egittologi all’utilizzo della comunicazione digitale. Ma vediamo più da vicino il caso virtuoso del Museo Egizio di Torino. Ne abbiamo incontrato la Direttrice Marketing e Comunicazione, Paola Matossi L’Orsa.

Digital revolution: verso il museo digitale

Per Paola Matossi L’Orsa, il digitale non è una novità e non è il futuro: è la nostra realtà oggi, e lo è ormai da tempo. Avere coscienza di questa evidenza le ha consentito di avviare un processo di digitalizzazione della comunicazione del Museo Egizio in tempi non sospetti, ben prima dell’avvento della pandemia. Ispirandosi ai grandi enti museali mondiali, che ormai da tempo danno al digitale pari dignità: nella cura della comunicazione, nella qualità dei contenuti proposti, nelle energie profuse nella creazione del calendario editoriale. Un processo essenziale, del resto, per rendere vivo il museo: per consentire al pubblico, cioè, di viverlo mettendosi in relazione con un ente che non è soltanto luogo di conservazione, ma vero e proprio progetto culturale in fieri. 

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Butehamon, Museo Egizio di Torino

Certamente, la pandemia ha accelerato il processo, rendendo il digitale l’unico strumento a disposizione per rendere le collezioni fruibili. E in questo contesto, ci racconta Matossi L’Orsa, è emerso il tema dell’improvvisazione: chi era già attrezzato ha dimostrato il proprio valore, impostando una linea comunicativa efficace e mettendo a frutto pienamente gli strumenti digitali. Chi invece ha avviato la digitalizzazione solo per necessità, non ha saputo cavalcare il nuovo corso degli eventi.

Comunicazione digitale per musei: una strategia vincente

Questo perché la comunicazione digitale necessita di competenze specifiche, da acquisirsi attraverso percorsi dedicati. Al Museo Egizio gli stessi accademici ed egittologi sono stati formati per la comunicazione digitale: in questo modo, l’ente museale ha potuto costruire una comunicazione davvero efficace senza far perdere al proprio pubblico il contatto con gli studiosi, una relazione non mediata capace di catturare l’interesse. Su questa traccia, particolarmente interessante è il canale YouTube del Museo, costantemente arricchito di nuovi contenuti e molte rubriche: protagonisti, i curatori. Un impegno totale e lungimirante, quello del Museo Egizio di Torino, se si tiene conto del progetto avviato in collaborazione con il Politecnico di Milano per la formazione dei comunicatori museali digitali di domani.

Questo processo di digitalizzazione già in essere ha trovato nelle esigenze imposte dalla pandemia nuove opportunità di sviluppo: per esempio, il Museo Egizio ha intercettato i nuovi bisogni delle scuole, predisponendo per le classi in DAD la possibilità di visitare le collezioni a distanza. Possibilità che, come ogni asset digitale strategicamente strutturato, rimarrà anche dopo la pandemia. Digitalizzare vuol dire aprirsi a nuove possibilità di incontro, vuol dire maggiore accessibilità.

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Museo Egizio di Torino

Digitalizzazione dei processi produttivi: ecco il museo del futuro

La digitalizzazione, però, non riguarda soltanto la comunicazione. Il Museo ha infatti avviato un progetto di digitalizzazione dell’intero sistema dei processi produttivi. Un lavoro strutturale che coinvolge il database – già in larga parte e presto completamente consultabile digitalmente secondo numerosi parametri di ricerca – ma anche il concetto stesso di visita del museo e le modalità di emissione dei biglietti. In particolare, la Galleria sta creando un percorso museale che cominci già prima della visita fisica, sin dal momento dell’acquisto online dei biglietti, attraverso informazioni per prepararsi alla visita, ma anche materiale per un percorso di approfondimento dopo la visita. Inoltre, è in fase di sviluppo una web app per la visita, intuitiva e leggera, per sostituire definitivamente le audioguide con un dettagliato percorso guidato tracciato dai qr code. 

Influencer marketing al museo

Il Museo Egizio presidia infine anche i social media. A uno studio accurato del target per le campagne di advertising – che si sono concentrate su un pubblico local durante la pandemia – Paola Matossi L’Orsa e il suo team affiancano da tempo un’attenzione particolare al coinvolgimento di personaggi popolari, capaci di vitalizzare gli spazi museali e coinvolgere trasversalmente le generazioni. Ne sono un esempio la scelta di Mamhood di girare all’interno del museo il suo ultimo videoclip, ma anche il coinvolgimento di una influencer come Clio Make Up per un approfondimento sulla cosmesi nell’Antico Egitto. 

 

Il Museo Egizio di Torino rappresenta dunque un esempio virtuoso di capacità di leggere lucidamente le trasformazioni del presente, di programmazione lungimirante, di voglia di innovare ed essere protagonista della rivoluzione digitale per attuare pienamente l’idea di museo non solo come luogo straordinario di conservazione, ma anche di dialogo, confronto, incontro: in definitiva, un luogo creativo. 

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